sabato, 10 maggio 2008

( Quattro movimenti ) Terzo movimento: Trminator e i due coccodrilli


Me ne sto in disparte all’uscita della scuola ad aspettare mia figlia. In disparte perché la maggior parte dei papà e delle mamme  che ci sono in questo momento mi stanno sulle palle. Già ho dovuto fare buon viso a cattivo gioco a tante feste di compleanno a cui , causa suppliche della bimba, ero stato costretto ad andare ma qui non è necessario.  Molte di queste persone per bene che sono lì dal cancello, professionisti e mogli di stimati professionisti hanno in realtà più scheletri nell’armadio di me e tutte le mie prossime reincarnazioni messe insieme ma si danno un tono, una apparenza da super uomini – super donne. Orami il successo di un uomo si misura solo dal suo conto in banca non dal suo comportamento o rettitudine. Lì che parla di slavi  e albanesi maleducati c’è la moglie di un noto avvocato. Peccato che tutti sanno che il noto avvocato ricicli i soldi che vengono pure da quei maleducati albanesi. Lo fa insieme al suo compare più in la, commercialista che ha parcheggiato il BMW sul marciapiede. E lì che parla di come lui sta attento alla educazione dei suoi figli ed intanto una donna che spinge la carozzina di un anziano deve scendere dal marciapiede per lì c’è la sua civilissima BMW parcheggiata.  Poco più in la moglie del direttore di banca che  tutti sanno presta soldi a tasso da usura, al cento per cento di interesse in un anno e che si fa prestare gli albanesi maleducati dal primo per coloro che non pagano. Ma sono tutti lì vestiti bene a parlare di quanto loro ci stiano attenti ai loro figli. Ci sono pure i genitori normali che aspettano. Ma questi arrivano di fretta e passano veloci, impegnati come sono a lavorare. Dieci minuti dopo siamo al parco giochi io e mia figlia, lontani da quelli. Stando seduto sulla panchina controllo mia figlia giocare che gli amici e penso intanto alle mie cose. E’ impressionante come quando si diventa genitori vengano affinate qualità che prima non sapevi di avere. Ad esempio puoi fare più cose contemporaneamente  ma una diventa sempre controllare la prole. Ti viene da farlo pure inconsciamente basta che lei pronunci pure in mezzo ad altre cento voci un “papi” a mezza voce e tu sei subito lì con le antenne ritte. Nella panchina di fianco alla mia alcuni genitori parlano del più e del meno. Uno sfoglia distrattamente il giornale ed ogni tanto riporta i titoli delle notizie che legge. Parlano di Grillo, Beppe Grillo. Mi viene da pensare che a me fin da piccolo stava sul cazzo il grillo parlante della favola di Pinocchio figuriamoci se può starmi simpatico Beppe Grillo. I panchinari di fianco citano a memoria alcuni spezzoni di monologhi di grillo. Ad esempio quello famoso di quelli del Trentino bevono l’acqua minerale della Calabria e  quelli della Calabria bevono l’acqua minerale del Trentino. Per abbassare l’inquinamento Grillo diceva che se ciascuno si beve la sua siamo posto. Di certo ci sarebbe meno traffico sulle strade questo è vero ma è provato che il grosso dell’inquinamento , oltre l’ottanta per cento viene prodotto nelle operazioni di confezionamento non dl trasporto che contribuisce solo per poco più del dieci per cento. Ma la battuta era così molto più bella che dire che le fabbriche inquinano.  Ovviamente sono pensieri che tengo per me. In pratica sto facendo conversazione con loro anche se loro non lo sanno.  Dietro di me passano dei ragazzini ch parlano di Terminator la serie televisiva. E’ finita da poco negli USA , probabilmente non è stata ancora doppiata in italiano, l’avranno vista scaricandola dal P2P come me probabilmente.  I panchinari di fianco a me parlano di biocarburanti ora. Di mais e zucchero per produrre etanolo. Improvvisamente comincia a ronzarmi in testa una idea. Confusa e nebulosa.  Come se una parte del mio cervello l’avesse già capita ma il resto no.  E poi improvvisamente prende corpo in tutta la interezza.  I giornaletti di fantascienza di cui mi cibavo da piccolo ipotizzavano spesso un futuro in cui i Robot , le macchine avrebbero preso il potere. Anche terminator prende spunto da quello. Ebbene ora mi rendo conto che quel futuro potrebbe essere più prossimo anche se non nella forma che ci si aspettava. Saremo schiavi delle macchine? Forse sì. Nel momento i cui si userà la terra per nutrire le macchine lo saremo e i biocarburanti fanno esattamente questo.  Il futuro è già qui. Siamo noi un mondo in cui il dieci per cento di suo abitanti sfrutta il novanta  per cento delle risorse, siamo già divisi in un dentro   in un fuori come tanti film di fantascienza ci avevano prospettato e forse ci sono già pure i muri o li stiamo innalzando. Ora poi se cominciamo a nutrire le macchine abbiamo compiuto l’ultimo passo.
Il “papi” che arriva da lontano mi risveglia da questi pensieri. Neppure mi sono accorto di essermi alzato che sono di fianco a lei.   Deve mostrami le formiche. Affascinavano pure me alla sua età. Andiamo verso casa. Passando di fianco ai panchinari sento che parlano di trasmissioni televisive e della Simona Ventura.  Saliti in bicicletta mia figlia suona il campanello e intona “Ci son due coccodrilli” e si gira a guardarmi. La guardo stupito. Lei ripete “Ci son due coccodrilli” allora capisco e aggiungo “ed un orango tango..due piccoli serpenti ….”
postato da scartivariumani alle ore 10/05/2008 15:59 | Permalink | commenti / commenti (pop-up)
categoria: inside


mercoledì, 16 aprile 2008

( Quattro movimenti ) Secondo movimento: sei per cinquecento

Spalanco al bocca e respiro. Ingoio l’aria, la mangio per il mio corpo in carenza di ossigeno. Guardo il cronometro: 1’18”51/100. Mi metto le mani sui fianchi e continuo a camminare verso la partenza dell’ultimo 500. La pioggerellina continua a non smettere. Oltretutto sono pure in bicicletta. Passo di fronte agli spogliatori. Il custode del campo mi ricorda che di lì mezz’ora si chiude. Gli dico che mi è rimasto solo l’ultimo. Altri duecento metri e poi si riparte. Ho il sapore del  sangue in gola. Penso sempre sia dovuto alla velocità con cui si respira. Le gambe sono dure, legnose e sento una punta di dolore proprio in mezzo al polpaccio destro. Benchè ne manchi ancora uno posso trarre già alcune conclusioni su questo allenamento: 6x500 recupero 300 metri. Tutti fatti sotto l’uno e venti. Il più forte in 1’16” il più piano in 1’18”. Siamo ormai alla fine di Febbraio non c’è più tempo per migliorare di tanto. Il fino in cascina lo abbiamo messo in inverno ora possiamo solo limare e a quanto pare è buon fieno quello che abbiamo conservato. Cento metri alla partenza comincio a correre. E’ l’ultimo 500. Devo farlo alla morte ma data la stanchezza qualunque velocità sarà alla morte.  Cinquanta metri . La cosa che mi preoccupa è che prima agli ultimi cento ho sentito il mal ai denti. No, non sono carie. Significa che ci sei quasi, che non ne hai più tanto. Pochi metri alla partenza, mi piego in avanti e sposto il dito sul cronometro. “Dai che è l’ultimo” mi dico e parto. Primi cento metri di fronte alle tribune ovviamente vuote ma illuminate. Si tratta solo di trovare il passo giusto. Passaggio ai cento. Guardo il cronometro. E’ lento. Dai non voglio stare sopra l’1’20” proprio all’ultimo. Cerco di forzare il passo, di andare in progressione. Guardo la mia ombra sulla pista. Sto correndo male. Cerco di recuperare la posizione. Penso che così facendo andrei più veloce senza dovere spingere. Passaggio ai duecento. Sono ancora lento anche se ho recuperato qual cosina. Mi torna il mal di denti. Mi sento il sangue in gola come se fosse esploso un dente e dalla ferita uscisse un fiume di sangue. Sento ch la gamba destra fa fatica a tornare. Faccio fatica a comandarla. Muscolarmente sono già morto da un pezzo mi sa ma è la forza di volontà che mi porta oltre. Ultimi duecento. Mi dico: “dai adesso facciamo la curva in progressione e poi gli ultimi cento sono una cazzata”. Sento i muscolo della pancia irrigidirsi, come pure quelli del collo e delle spalle. Sono ormai un fascio teso di muscoli prima dl collasso. Cerco di aprire il passo, la falcata. Sento il mio respiro sibilante, rumoroso. Certo non deve essere neppure un bello spettacolo a vedersi. No gli ultimi cento non sono una cazzata, sono più lunghi di altri cento. Vaffanculo. Vaffanculo.   Cedo di schianto a due metri dall’arrivo, passo per inerzia la linea della fine. Fermo il cronometro e mi chino giù con le mani sulle gambe. Mi gira la testa e praticamente neppure mi accorgo dei conati di vomito.  Cammino a zig zag da ubriaco senza guardare il cronometro. Non ho neppure il tempo di far streching o defaticamento che fra quindici minuti il campo di atletica chiude.  Mentre cammino sulla pista in maglietta e pantaloncini corti, sotto una pioggerellina fine penso che finalmente questa giornata si chiude.  Una giornata cominciata andando a Bologna a lezione  e finita a fare l’allenamento qui a vicino casa. Avrei  forse potuto raggiungere i compagni di università al bar invece di essere qui seminudo e fumante di sudore e fatica  e sangue su un campo di atletica in un giovedì di fine febbraio. Ma chi se frega, anche se c’era lei a prendere l’aperitivo stasera. Ma chi  se frega. E vaffanculo.  Prendo la borsa ed entro nello spogliatoio. A qust’ora non c’è un’anima.  Mi svesto velocemente e mi infilo nella stanza delle docce. Aspetto che sia calda e poi ci infilo sotto la testa. Ho le mani gelate e quasi mi fanno male a tenerle sotto l’acqua calda. Ok dai tanto dobbiamo guardarlo prima o poi. 1’17”56. Sorrido e mi lavo in fretta. Con la gioia e la consapevolezza di esserci.
postato da scartivariumani alle ore 16/04/2008 12:11 | Permalink | commenti (2) / commenti (2) (pop-up)
categoria: mirror from the past


venerdì, 21 marzo 2008

( Quattro movimenti ) Primo movimento: l'uomo senza megafono

Non posso fare a meno di rimanere affascinato dall’enorme parete piena di televisori. Passano un video di non so quale cantante con un culo così, due tette così e due gambe così.  Il fatto che non ci sia l’audio poco importa in fondo. Posso vedere questa splendida creatura in 16:9, al plasma, LCD, OLED, video proiettata , retro video proiettata, CRT e quant’altro. Può cambiare la tonalità, ora più fredda ora più calda ma rimane sempre una gran figa quella lì. Purtroppo il tecnico arriva e improvvisamente la mia Venere scompare per far posto a Sky News 24. Brutto e violento il passaggio per i mie ormoni impazziti: al posto della Venere mi ritrovo immagini dell’ultimo attentato dove non so. Volgo lo sguardo in giro alla ricerca del commesso di Mediaworld che preso il pezzo difettoso aveva detto: cinque minuti e torno con quello nuovo. Nessuna traccia. A volte penso che vadano solo di la a prendere un caffè o a fumare una sigaretta per poi tornare con l’aria affranta dal cliente dicendo che non c’era in magazzino. Mah. Giro fra gli espositori curiosando sugli scaffali. Ci sono ben pochi oggetti qui che non comprerei. Vado nel reparto alta fedeltà. Guardando come sia minuscolo rispetto alle altre sezioni non posso non tornare a pensare che iPod ha ucciso la musica. La musica era già agonizzante a causa della supremazie dl video sulle canzoni poi con l’iPod abbiamo perso una altra fetta. Ciò che rimane è poco. E’ musica spesso industrializzata. Benché non manchino gruppi  pieni di idee ho la sensazione che sia cambiato il modo di fruire della musica stessa. O forse sono solo io che non accetto questo.  Da qui vedo distintamente la parete dei televisori e sento la radio, credo “Radio Sabbia: i più grandi successi nazionali ed internazionali” come ripete il jingle continuamente. Parte una canzone di Silvestri: “L’uomo col megafono”. Forse la sua canzone più azzeccata e improvvisamente sui televisori compare il volto di Veltroni  in uno dei suoi quotidiani comizi in giro per l’Italia, il “Veltroni Tour 2008”. L’associazione è terribile. La distanza fra l’uomo col megafono di Silvestri  il Walter è terrificante. “Giustizia, progresso adesso” dice l’uomo col megafono mentre penso a quello che Veltroni dice e non dice. Il famoso “Dì qualcosa di sinistra” di Morettiana memoria calza pure qui. Sembra quasi che la gente si vergogni dei valori fondamentali della sinistra in nome di non so che, non so cosa. Non si apre una crepa nelle mie intenzioni di voto solo perché non ho grandi alternative di voto a sinistra e perché cambia canzone alla radio, un Pino Daniele post castrazione  e una rassicurante pubblicità del prosciutto di Parma. Ecco che arriva il commesso. Ed incredibilmente ha il pezzo nuovo, ma anche un alito di caffè che si sente da tre metri di distanza..Ma ha il mio pezzo. Esco da Mediaworld mentre qualcuno di là continua a stringere le palle di Pino Daniele
postato da scartivariumani alle ore 21/03/2008 17:44 | Permalink | commenti / commenti (pop-up)
categoria: randoms


lunedì, 14 gennaio 2008

Take a picture before is all gone

Seduto in un bar in un tavolino  presso la vetrina osservo il mondo di fuori. E’ un mondo che si sta bagnando visto che piove a dirotto. Le persone con cui sono a mangiare il panino o l’insalata sono in realtà assai poco interessanti ai miei occhi probabilmente tanto quanto io lo sono ai loro. Ma a volte non puoi sceglierti i compagni di pranzo e neppure dire di no. Oggi però non sono di buon umore e  per evitare di attirarmi antipatie mi limito a risposte sterili quando per educazione so di dover dire qualcosa. La velocità con cui queste sette persone cambiano argomento è semplicemente impressionante. Come è disarmante la banalità delle mie espressioni. Parlano di Beppe Grillo, della sua non-intervista all’espresso e io vorrei dire loro che Grillo è la più grande bolla esistente e che con il suo vago populismo e qualunquismo fa solo male ai pochi argomenti giusti che ha ma invece dico un “Avrà avuto le sue ragioni”. Forse per vergogna di me  stesso rivolgo ancora lo sguardo verso il mondo di fuori. La bambina  guarda le pozzanghere con la faccia triste. Non fa in tempo ad avvicinarsi però che la madre le da uno strattone alla mano a cui la tiene a guinzaglio  per farle capire di non farlo. Guarda verso di me  e incrociamo lo sguardo. Triste come può esserlo solo per una bambina di pochi anni.  Nella parte appannata del vetro disegno la testa di Topolino stilizzata. Le mi guarda e mi sorride prima dell’ennesimo strattone della madre. (click). Torno alla conversazione. Per educazione è ora di un mio nuovo intervento. Nel girare la testa  devo quasi socchiudere gli occhi. Benché sia ora di pranzo fuori con le nuvole e la pioggia non c’è tanta luce anzi sembra tardo pomeriggio, fuori sembra in bianco e nero mentre qui dentro è tutto a colori. Quelli vividi dei neon.  Poco erotici e quasi pornografici. Si parla ora di Benigni e della sua lettura della Divina Commedia. Mi accorgo come tutte le persone al tavolo siano solo attente a Benigni e del tutto dimentiche della grandezza enorme dell’opera stessa.  Ma come fate a non rendervi conto della grandezza della Divina Commedia? Ne citano monconi orrendamente mutilati a memoria, forse di quando sono stati interrogati vent’anni prima senza avere una sia pure pallida idea di cosa significhi. Ma mi mordo la lingua e non lo dico. Fortunatamente con una facilità impressionante passano a parlare di una trasmissione della De Filippi di cui non percepisco neppure il titolo. Torno a guardare fuori. Dall’autobus scendono studenti appena usciti da scuola. Sono adolescenti dei primi anni delle superiori.  Prima escono i ragazzini che si spintonano e di corsa cercano un riparo. Urlano fra di loro, anzi emettono suoni gutturali. Sembrano scimmie nella stagione degli amori, solo che non si curano delle femmine. Devono solo farsi vedere fra di loro su chi è più forte, più coraggioso, più villano. In pratica chi ce lo ha più lungo. Quando saranno più grandi cambierà il metro per misurarsi il pisello, sarà la potenza della moto, sarà la cilindrata o la marca dell’auto. Ma concettualmente nulla cambia e nulla è cambiato. Poi dall’autobus scendono le ragazzine. Ordinate, pettinate, organizzate. Aprono i loro ombrellini e guardano dove saltellano le scimmie più avanti. Poco distante dalla mia vetrina vedo un ragazzino forse tunisino. Tiene le mani in tasca ed ha una felpa e un giubbotto di finta pelle. Lo zainetto con i libri non è di quelli pubblicizzati nei poster ai lati delle strade. Guarda verso il gruppetto di ragazzine e subito se ne stacca una con la pelle bianchissima e corre verso di lui. Lei gli passa una mano sui capelli bagnati con circospezione quasi osando e lui tira fuori una scatolina blu di velluto, quelle da gioielli. Dentro devono essere un paio di orecchini. Lei li prende in mano con la faccia stupita, sbalordita, estasiata. Devono essere un paio di orecchini perché lei avvicina le mani alle orecchie e lo guarda come se dovessi chiedere come stanno. Ma sono oggetti molto piccoli, al punto che neppure riesco a vederli da pochi metri. Vedo però il volto di lei che illumina attorno.  Lei vorrebbe baciarlo ma non lo fa. O meglio non lo fa ancora ma presto lo faranno. Lo vogliono entrambi, si vede. Se ne vanno per direzioni opposte ma un attimo prima di girare l’angolo lei si volta verso di lui. E’ il viso di una adolescente innamorata quello. Di una che è curiosa dell’amore e che lo desidera fortemente. ( Click ). Torno alla pornografia del mondo di dentro.  Attraverso non so quali percorsi si parla ancora di argomenti alti, di grammatica. L’argomento è si dice “Copiami quei files sul dischetto” oppure “Copiami quei file sul dischetto”. Penso che di dischetti non dovrebbero essercene poi tanti in giro ormai quindi l’esempio non vale. Questa cosa del plurale delle parole straniere in una frase italiana mi ha fatto sempre sorridere. Un po’ il fatto che uno per mostrare che conosce l’inglese si dimostra poi completamente ignorante di italiano che già è un aspetto comico. Ma poi penso se vale per l’inglese dovrebbe valere pure per il turco, il francese, il giapponese o aramaico. Insomma uno dovrebbe conoscere la grammatica di tutte le lingue per potere scrivere correttamente in italiano i plurali delle altre lingue. Insomma anche ragionandoci uno dovrebbe poi essere in grado di arrivarci in fondo. Ma pure questa cosa la tengo per me e guardo fuori. Mentre una vecchia passa guardandosi attorno come se tutti stessero solo pensando di rubarle quelle tre cose che tiene nella busta della spesa passa un camioncino con una immensa pubblicità sul lato. E’ una donna in bikini che guarda verso il mare fotografata da dietro. Il mondo in bianco e nero che c’è fuori diventa improvvisamente a colori. E’ come se si trasformasse nella scena di un musical in cui tutti sono contenti e ballano. E’ come se la camera zoomasse su quella donna in bikini. Vedo una foto scattata a mia moglie su una spiaggia del Portogallo. Stavamo preparandoci per tornare a casa ma lei era rimasta seduta sulla sabbia con il vestito di cotone mezzo indossato e mezzo no, con le cuffiette ad ascoltare “Listen to my Heartbeat” uscita da pochi giorni, con lo sguardo prima rivolto al mare e poi si era girata improvvisamente a guardarmi. Con i capelli raccolti in una coda, con uno sguardo innamorato pieno di complicità, pieno di gioia per i progetti di lì a venire. Io che avevo la macchina fotografica in mano avevo semplicemente puntato l’obiettivo e scattato. (Click). Un autobus passa con la pubblicità di una donna stanca del solito detersivo. Un’altra volta recentemente avevo alzato la macchina fotografica per  scattare la foto ma poi avevamo preso a litigare e io cercavo di ribattere sempre tenendo la macchina fotografica in mano, più che altro non mi ricordavo di averla. E alla fine ci eravamo ritrovati in due stanze attigue con le porte chiuse incredibilmente lontani anche se separati da una parete diventata con il passare dei litigi sempre più spessa di quella fila di mattoni e intonaco che era in realtà. E allora in quel momento con la mia vecchia macchina fotografica in mano avevo pensato che dovevo trovare l’occasione di fare presto una foto prima che tutto fosse finito.  Poi si tira avanti, si guadagna tempo. Il musical è scomparso ora. Di nuovo un bianco e nero con personaggi lontani si muove attorno. Al tavolo si non so di cosa parlino. Muovono le bocche ma non li sento. Meglio uscire. Abbozzo una scusa ed esco. Non ho l’ombrello, come al solito. Io non uso mai l’ombrello. Prendo una stradina fuori mano che sembra più protetta dalla pioggia. Dagli odori e i rumori capisco che deve essere il retro di un ristorante. Ho sempre pensato che se la gente vedesse prima  il retro di un ristorante difficilmente ci entrerebbe poi. Seduto per terra vicino ai contenitori dell’immondizia c’è una persona anziana, una barbone. Prima mi chiede se ho qualche spicciolo e poi, al mio cenno negativo, mi riempie di insolenze. Tiene un crocifisso in mano ed ha un occhio grigio ed uno marrone. Le sue invettive sono a sfondo religioso e credo che mi stia maledicendo a Dio. Man mano che le sue invettive crescono i suoi occhi si riempiono di fuoco. (Click).Affretto il passo.  Arrivo di nuovo in una strada frequentata. I locali sono pieni di gente che ride che scherza che cerca di godersi la sua ora di pausa pranzo. Mi fermo sotto un portico all’asciutto a guardare. Potrei dire esattamente come sono composti questi gruppetti, questi microcosmi aziendali. Chi è lo spiritosone,  chi è il “geek”, chi fa il filo a chi. Guardo un’altra vetrina ed ho un altro microcosmo, con chi è leader per carisma e chi cerca di esserlo finché vedo una ragazza che guarda fuori verso la strada, verso la pioggia. Ha lo sguardo perso, sembra essere assente dal suo pornografico gruppetto.  Il suo volto si confonde con i riflessi della vetrina. Lei è a colori mentre i riflessi sono in bianco e nero. Passa di nuovo quel furgone con sul lato l’immensa pubblicità con una donna in bikini. Ecco i suoi occhi vedo che lo focheggiano un attimo e poi sorride. Benvenuta nel mondo in bianco e nero che diventa improvvisamente a colori.
postato da scartivariumani alle ore 14/01/2008 16:04 | Permalink | commenti (2) / commenti (2) (pop-up)
categoria: inside


venerdì, 30 novembre 2007

La fine del futuro (10)

postato da scartivariumani alle ore 30/11/2007 19:04 | Permalink | commenti (2) / commenti (2) (pop-up)
categoria: mirror from the past